Anche il riposo è utile al cervello (Rest is also useful to the brain)

Corriere della Serra:

Sempre di corsa, presi da mille impegni, senza mai un attimo per noi stessi. È la vita degli adulti ma anche, purtroppo, quella di tantissimi bambini sballottati fra scuola, corsi sportivi, lezioni di musica e via dicendo. Ma tutto questo può far male al cervello: lo segnalano alcuni psicologi californiani che, in un numero della rivista Perspectives on Psychological Science, tessono le lodi dei sogni a occhi aperti. Perché, dicono, in quei momenti il cervello non sta poltrendo, anzi: si sta esercitando nella dimenticata, ma utilissima, arte dell’introspezione.

A RIPOSO – Lo studio è una revisione di ricerche precedenti, condotte da psicologi e neurologi per capire che cosa succede davvero quando il nostro cervello è a riposo. Molti dati indicano, innanzitutto, che quando siamo immersi nel dolce far niente si attiva un network cerebrale di base “acceso” quando siamo focalizzati sul nostro io e riflettiamo o meditiamo; inoltre, queste fasi di autoanalisi sembrano potenziare le capacità di imparare e la memoria, oltre che componenti del “funzionamento sociale” come la consapevolezza di sé o il giudizio morale. Per cui il riposo non è pigrizia, ma un momento importante per crescere: «I network cerebrali sottesi alle attività introspettive e a quelle proiettate verso l’esterno sono interdipendenti e la nostra capacità di “spostarci” dall’una all’altra probabilmente migliora con la maturità – dice Mary Helen Immordino-Yang, la psicologa dell’università della Southern California che ha condotto la ricerca –. Il problema è che non stiamo insegnando ai nostri bambini come rivolgere l’attenzione al loro io, come meditare: tutto il sistema educativo punta a far acquisire ai giovanissimi la capacità di portare a termine compiti, focalizzarsi su ciò che li circonda, imparare dalle lezioni spostando tutto il loro interesse all’esterno. Questo tipo di attenzione è senza dubbio essenziale, ma è altrettanto importante saper riflettere perché serve quantomeno a consolidare ciò che si impara».

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