La tristezza ci “costa” davvero: si è meno prudenti economicamente (Financial costs of sadness)

la Repubblica:

“SADDER but wiser” (“Più triste ma più prudente”) diceva due secoli fa il filosofo inglese Samuel T. Coleridge, sostenendo l’idea che la tristezza proteggesse l’uomo dalle scelte sconvenienti. Il detto viene oggi smentito, almeno in ambito finanziario, da uno studio scientifico condotto dalla Harvard e dalla Columbia University negli Stati Uniti, che dimostra come questa emozione negativa sia in grado di condizionare il nostro comportamento in situazioni di scelta economica. In tre diversi esperimenti e sulla base di un campione statistico di oltre 600 persone, lo studio, pubblicato su Psychological Science, analizza la relazione tra la tristezza e l’effetto di “svalutazione temporale”, il fenomeno per cui il tempo modifica la percezione del valore di una ricompensa.

Il primo esperimento ha preso in considerazione il comportamento di 202 volontari di entrambi i sessi e di età compresa tra i 18 e i 63 anni. I volontari venivano divisi in tre gruppi e ciascun gruppo doveva guardare un breve filmato, rispettivamente a contenuto triste, disgustoso oppure “neutro”. Tale filmato induceva nello spettatore il corrispettivo stato emozionale: la tristezza, una sensazione di disgusto oppure uno stato d’animo “neutro”.

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