I costi (finanziari) della tristezza (The financial costs of sadness)

Corriere Della Sera:

La tristezza, come se non fosse sufficiente da sola, comporta anche una perdita monetaria. E non perché si cerca di curarla con sedute psicanalitiche (o almeno non solo), ma perché i momenti di costernazione sono spesso forieri di azioni sconsiderate in campo economico. Quando tutto sembra andare storto, quando si riescono a stento a ingoiare le lacrime e una profonda sensazione di desolazione ci avvolge, non è il momento di fare acquisti, perché l’unhappiness (tristezza) è nemica giurata dei giusti investimenti: lo sostiene uno studio americano e lo dimostra la vita.

Jennifer Lerner dell’Harvard Kennedy School of Government e i colleghi Yi Le e Elke U. Weber della Columbia University hanno esplorato il modo in cui l’impazienza si traduce nelle decisioni finanziarie, per arrivare alla conclusione che i momenti “no”, caratterizzati appunto da inquietudine e smania, aumentano la miopia e riducono la lungimiranza. Lo studio è stato pubblicato in Psychological Science, il giornale dell’Association for Psychological Science, e sottolinea il disperato bisogno di consolazione delle persone afflitte, genericamente poco portate a prendere decisioni sagge.

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